martedì 29 settembre 2020

Lavoristi prrrr

 

Il comune di Nepi colloca i primi cittadini che percepiscono il Reddito di
cittadinanza.

I FUTURI NUOVI DIPENDENTI PUBBLICI?

-Nepi- E’ di poche ore fa la notizia che per bocca del delegato al decoro
urbano De Fazio “è un aiuto importante quello che possono e devono
dare le persone che usufruiscono del reddito di cittadinanza” e ci
informa che gli stessi “sono molto felici di poter dare una mano alla
comunità nepesina”.
A quanto pare nonostante i vituperati navigator, le pubbliche
amministrazioni, in questo caso quella del sindaco Vita, coadiuvato
dall’assessore Ciavatta, fanno da sole. Non è nostra intenzione criticare
l’operato dell’amministrazione, specie se gli stessi interessati “sono
molto felici”, ma da osservatori ci poniamo delle domande:

In che modo e con quale qualifica verranno impiegati i nuovi addetti a
“tenere pulito il nostro bellissimo borgo”?

Siamo sicuri che il contratto collettivo nazionale dei lavoratori non venga
in qualche modo scavalcato?

Siamo sicuri che tra qualche tempo, un’ eventuale vertenza avanzata
dalle persone che svolgeranno questi lavori socialmente utili di ultima
generazione, non costringerà la pubblica amministrazione a rendere
permanenti questi lavoratori?

Infine,
 non vorremmo mai, ma se uno di questi nuovi impiegati dovesse
farsi male, non ce lo auguriamo ma potrebbe accadere, come si metterà
per i lavoratori che “devono” dare un aiuto importante alla pubblica
amministrazione che li ha impiegati?

Non dilungandoci troppo, le domande da fare sarebbero molte, verrebbe
da chiedere alle molte parti che si leggono su internet, a partire dal
presidente del consiglio Conte, per arrivare ai molti penultimi nella scala
sociale, quelli che invocano che gli ultimi debbano andare a lavorare (a
fare cosa, pagati da chi, con quali qualifiche, non è dato sapere) se è
proprio questo quello che illustri economisti hanno ipotizzato nella
proposta del reddito garantito per tutti, che in Italia è diventato il tanto
bistrattato reddito di cittadinanza. Noi, che abbiamo memoria, ricordiamo
che la misura, presente in tantissimi paesi del mondo occidentale, nasce
per non tagliare fuori interi pezzi della popolazione che non vengono o 
non possono, essere ricollocati all’interno del sistema e che non
possono certo essere lasciati morire di fame perché non hanno un
lavoro. Nei suoi errori e storture che certo ci sono, ricordiamo a tutti che
il reddito di cittadinanza è la prima vera redistribuzione delle risorse, che
arriva davvero in basso negli ultimi 30, 40 anni, cioè dalle ultime mega
assunzioni da parte della pubblica amministrazione.
Ultimo, ma non per importanza questo nuovo mondo che si sta aprendo,
fatto di nuovi mercati, nuovi lavoratori e vecchie retribuzioni non potrà
essere affrontato con vecchie soluzioni, un nuovo luiddismo non
avrebbe alcun senso come non lo ebbe, a conti fatti, il primo.
Ma ci ritorneremo presto.



mercoledì 28 maggio 2014

Nelle amministrative la politica non esiste

Le elezioni sono passate, Soldatelli Jr. è sindaco.
Chi mi conosce, sa bene che non sono mai stato, fin dall'inizio, un sostenitore di questa lista e di questo candidato, ma è indubbio che vedere finalmente, alcune persone non più far parte "della maggioranza", mi da piacere.
Se si analizza il voto, il primo dato che salta agli occhi è il sorpasso nelle preferenze da parte di Annalista Arcangeli (516 penso che sia un vero record), sul sindaco uscente, il che è abbastanza curioso vista la sua non proprio eclettica esperienza amministrativa, credo che non sia mai intervenuta in consiglio comunale, ma non è questo a quanto pare che fa "prendere i voti".
Ad onor del vero, va ricordato, che le donne erano più avvantaggiate nelle preferenze, nei confronti degli uomini per il semplice fattore numerico (8 uomini e 4 donne con la doppia preferenza). Ciò non toglie che il dato ineccepibile è questo: i nepesini non hanno voluto far vincere Franco Vita.
Tutti i suoi candidati hanno svolto egregiamente il loro dovere (nessun candidato dei 12 è sceso sotto le 100 preferenze), chi ha deluso nei numeri è lui, ed è lui che ha perso queste elezioni.
I perché sono tanti, ma qualcuno vale la pena elencarlo; a scanso di equivoci, non penso minimamente che abbia perso le elezioni per la male amministrazione, che c'è stata, eccome se c'è stata, se fosse stato quello il fattore decisivo, Soldatelli non avrebbe vinto per 161 voti, ma per 2000.
I motivi sono altri.
Di sicuro ha creato malcontento nelle zone "esterne" dove pensava di stravincere e, invece, ha perso (tra le sez. 6 e 7 Soldatelli ha preso 11 voti in più, a fronte dei "cappotti" delle passate elezioni).
Ha alzato troppo i toni della campagna elettorale, è risaputo, agli italiani e, ai nepesini in particolare, (Grillo docet) non piace.
Infine, la voglia di cambiamento, anche se leggera, c'era davvero.
Veniamo ora alla lista vincente contro ogni pronostico.
Anche qui un dato ci salta subito agli occhi, la quasi perfetta aderenza delle preferenze di Mauro Giovanale con i voti presi alle primarie (375 contro 374), continuo a pensare che sia assurdo che un ex vicesindaco, ex sindaco, prenda ancora tutte queste preferenze, ma i numeri son questi. Il secondo dato importante, è sicuramente, il grande risultato di Bacchiocchi, che con 260 preferenze ci ricorda che l'asse Scoppa-Coretti (Petronio), con l'aggiunta dell'ex consigliere Marini i voti li sposta. Ottima la performance delle 3 donne elette, ma anche qui vale il discorso fatto per Annalisa, cosa questa, che però non inciderà sulle nomine in giunta, vista l'obbligatorietà della parità di sesso. Ci spiace infine per Fabrizio Lucatello, forse l'unico componente ad avere un certo spessore politico di rilevanza (a noi avverso, direbbe un suo ex segretario nazionale), che per soli 23 voti rimane fuori dal consiglio.

L'inadeguatezza politica della giunta vincente, soprattutto dei neoeletti, dal mio punto di vista è enorme, e, anche chi ha già amministrato, non è stato certo un illuminato, Cavalieri ad esempio ha avallato il famigerato contratto dell'acqua di Nepi, Giovanale non può certo annoverarsi tra i migliori sindaci che Nepi abbia mai avuto, Soldatelli in minoranza non è che sia stato un gigante, le perplessità, rimangono tutte. Il primo banco di prova sarà la giunta, vedremo quello che saprà fare il nuovo sindaco.

Piccola nota di colore, ero presente allo spoglio in Piazza del Comune e, come potranno confermare i numerosi testimoni, ho detto alle 15:09 che Soldatelli sarebbe diventato sindaco, prendendo anche qualche insulto (documentato), da un geometra vicino a Bene Comune che evidentemente, di politica e di amministrative capisce ben poco.

domenica 4 maggio 2014

Il pagliaccio passerà.

Renzi verrà presto spazzato via dalla storia, non è una previsione, è un dato di fatto.
Come giustamente scriveva Marx: "la storia si ripete due volte, la prima in tragedia, la seconda in farsa" (Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte), noi stiamo vivendo la parte finale della farsa, rappresentata magistralmente da Berlusconi.
Renzi, essendo la sbiadita copia del nano, non in senso fisico (citando Gianfranco La Grassa), sarà solo una comparsa nell'epilogo.
Il tracollo inevitabile del partito di massa novecentesco, su cui ha ben scritto Marco Revelli nel suo "finale di partito", porterà dei cambiamenti impensabili fino a qualche anno fa, la riprova ne è, nel bene o nel male, il M5S di Beppe Grillo. Chi ancora non lo ha capito, e, non è un caso, è proprio l'ex sindaco di Firenze e tutti i suoi fans, i quali da "ceto medio semicolto" (ancora La Grassa), si aggrappano "all'ultima speranza per il nostro Paese", per rimanere ancora attaccati a qualcosa che non esiste più.

lunedì 28 aprile 2014

L'eterno gattopardo

Le liste per le amministrative sono state presentate e si è entrati ormai nel vivo della campagna elettorale, proviamo allora ad entrare un po' più nel merito e vedere da vicino chi sono gli aspiranti sindaci e i loro relativi "portatori d'acqua".

Partiamo, per comodità, dalla lista che dovrebbe essere la favorita, perché può vantare nelle sue file l'attuale sindaco, il suo vice, l'assessore al bilancio e alla cultura ed infine l'assessore alle politiche sociali.
Nonostante i 10 anni di dominio incontrastato, l'attuale maggioranza si schiera compatta e, il quasi fisiologico vento di cambiamento, non sembra spirare fra le strade della "città dalle acque salubri".

Il vero RAS della lista, l'attuale sindaco, ricordiamolo agli smemorati, fece il suo ingresso nel palazzo comunale nel 1970, conosce bene il suo paese ed anche questa volta sembra aver trovato la quadra giusta per rimanere altri 5 anni dominus di Nepi. Ha scelto come candidato sindaco Francesco De Fazio, nepesino d'adozione, preferendolo a Bruno Coretti, nepesino doc, probabilmente per la sua non esplicita collocazione "politica", ma immaginiamo anche per la caratteristica, universalmente riconosciuta, di essere una brava persona. Intendiamoci, non che Bruno Coretti non lo sia, ma De Fazio ha sicuramente un appeal più trasversale. Per il resto, sulla linea della continuità e del rinnovamento, complessivamente la lista "nepinsieme" ci appare dignitosa, di politico c'è ben poco, almeno per quello che noi intendiamo per politico, ma sembra che al momento il trend sia questo, non politici ma portatori di voti. L'inserimento in lista di persone come Francesca Mariani (famiglia storicamente di sinistra, un fratello nel direttivo del PD), Mauro Galligani (Pro-Loco , ma soprattutto contrada La Rocca), Vittorio Rosati ( genero di Sesto Federici, ultimo avversario alle amministrative di 5 anni fa) e Annalisa Arcangeli (candidata nella lista opposta a quella di Vita e attualmente consigliere di minoranza), più che di progetto politico, sa di furbizia tattica: non solo sottrarre agli avversari  potenziali candidati, ma andare a disturbare il bacino elettorale della lista che maggiormente potrebbe procurar noie. Bisogna riconoscere che in questo Vita è stato molto bravo. Aggiungiamoci poi dei giovani di belle speranze e di buona famiglia (far politica attiva non serve) ed ecco qua la lista.

Passiamo ora ai principali competitor della lista che a nostro avviso rimane la favorita, "Nepi bene comune" capitanata da Pietro Soldatelli jr, supportata dal PD e dall'associazione "bene comune" (a quanto ci risulta creata ad hoc proprio per le amministrative). Il capolista, uscito trionfante dalle primarie, ha nel suo curriculum politico 5 anni di opposizione che definire morbida è riduttivo, molte chiacchiere su presunti accordi mancati con Franco Vita e poco altro. Il renzismo trionfante (ma già quasi al tramonto) in Italia ha contagiato anche il PD locale, anche se con la fuoriuscita di esponenti storici, Luciano Pazzetta su tutti, ha seguito compatto le indicazioni del segretario Fabrizio Lucatello, anche lui in lista, nell'intento di "rottamare" la vecchia politica. Noi, che la situazione la conosciamo abbastanza bene, sappiamo che le cose sono andate un po' diversamente e che la possibilità di vero rinnovamento si è persa e con questa, presumiamo, anche le elezioni. Espressione del PD locale oltre al già citato Lucatello, (speriamo per lui che i suoi consensi salgano di molto dall'ultima sua presentazione, 6 preferenze se non ricordiamo male), c'è il grande sponsor di questa lista e vero motore dell'operazione Moraldo Adolini (lo fio de campiò), inventore dell'edicolometro (copyright Luciano Pazzetta) e l'unico ad azzeccare con precisione sbalorditiva il vero afflusso alle primarie. 
Già, le primarie, a cui ha partecipato anche Mauro Giovanale, ex sindaco, ex vice sindaco da oltre 30 anni, non c'è elezione a cui non sia candidato, siano esse locali, provinciali o regionali. Voler essere gli alfieri del rinnovamento e tenere in lista, anzi accordarsi per la carica di vice sindaco nel caso di vittoria, con uno così, la dice lunga su cosa si intenda per rinnovamento. Altro candidato del PD è Luca Marucci (o fio del fattore), già presente nelle passate amministrative, a cui auguriamo di incrementare le preferenze che ci ricordiamo un po' bassine nel 2009. Uno dei candidati di spicco non del PD, ma supportato da "bene comune" è Umberto Cavalieri, già per due mandati nelle fila di "Nepinsieme" e per questo avallatore di tutte o quasi le decisioni prese da quelle amministrazioni, ricordiamo su tutte il rinnovo del contratto dell'Acqua di Nepi, dove il Cavalieri lavora, che è stato e sarà, a nostro avviso, la più grande macchia che questo paese abbia subìto. Gli altri nomi, ci vogliano scusare i diretti interessati, sono di contorno, anche perché non ci risulta si siano mai interessati attivamente alla vita politica di questo paese (questo vale anche per i non citati componenti della lista "nepinsieme"), ma due di questi meritano comunque una citazione: Francesco Bacchiocchi e Tonino Tronca. Il primo, che lavora nel patronato della CIA, ci fa saltare agli occhi il ritorno, seppur dietro le quinte, dei figliol prodighi Scoppa e Coretti (Petronio), il Primo si candidò 10 anni fa nella lista di Franco Vita, il secondo suo sponsor in quelle amministrative, sembrano essere tornati alla casa madre, anche perché scaricati dall'attuale sindaco. L'altro, Tonino Tronca, messo in lista, a quanto ci risulta all'ultimo minuto, in quota Soldatelli Pietro Senior, anch'esso scaricato a pochi giorni dalla presentazione delle liste da "nepinsieme". 

Per il momento ci siamo limitati ad approfondire (anche se parzialmente) le due liste che sembrano aver più possibilità di vittoria, ci scuseranno la lista di SEL e quella del M5S, che non riteniamo in grado di concorrere per la vittoria, molto altro ci sarebbe da dire sulle mancanze politiche e amministrative sia della prima che della seconda, ma al momento preferiamo fermarci qui, allo scambio di qualche partecipante e alla conoscenza più nel dettaglio di altri. 


sabato 11 gennaio 2014

Quattro anni dopo, voto annullato. Chiamparino: "Sono pronto". E ha l'endorsement di Renzi. 


A me fa molto ridere, ma veramente tanto.



Tra un anno si sarebbe votato lo stesso, Renzi da il via libero ad un  vecchissimo (2 mandati da sindaco a Torino, presidenza di una fondazione che ha (una) banca), e questo sarebbe il nuovo?

mercoledì 27 febbraio 2013

POTEVA ANDARE PEGGIO





Finito lo spoglio, le bocce sono ferme, si può iniziare a cercare di capire quello che è successo il 24 e 25 Febbraio 2013 in Italia.
Aldilà della solita retorica post elettorale dove chi ha vinto e chi ha perso, chi ha guadagnato voti e dove li ha presi, proviamo a vedere quello potrebbe succedere nei prossimi mesi, non anni ma mesi, perché questo Parlamento penso che durerà abbastanza poco.

Il nuovo Parlamento ha qualcosa di profondamente diverso da tutti quelli che lo hanno preceduto e questo lo si capisce vedendo le facce e ascoltando i commenti dei soliti tromboni di regime. Alla Camera dei Deputati il PD+SEL avranno la maggioranza assoluta dei seggi, ma con una nuova forza completamente avulsa dai giochi di potere che ha la bellezza di 108 deputati, ma la vera "rivoluzione" è al Senato. In quella Camera il PD e SEL non hanno la maggioranza assoluta e il M5S può diventare determinante.
Sul movimento di Grillo si è scritto tutto il contrario di tutto, fascisti, populisti, demagoghi, antipolitici, prosistema e antisistema, riformisti e anticapitalisti, reazionari e rivoluzionari, io che per anni sono stato all'interno del Blog di Grillo posso dire di conoscere abbastanza bene chi ci scrive e dico, cittadini. Nel bene e nel male solo cittadini. Ma non è questo il punto perché da quanto riesco a capire io saranno "guidati" per mano ad ogni decisione che dovranno prendere dal proprietario del partito. Questo non vuol dire che sarà un male assoluto, di certo nemmeno un bene assoluto. Vediamo il perché.

All'interno del movimento tantissime persone, anche quelle appena elette sono completamente a digiuno di politica parlamentare, il che se da una parte può essere un bene dall'altro è un disastro, piccolo esempio: nella puntata di oggi della Zanzara su Radio24 è stata chiamata al telefono una nuova eletta al senato del M5S e da quella breve conversazione si è capito benissimo che non sapeva minimamente come funzionassero i lavori parlamentari. Alla domanda "darete la fiducia ad un eventuale governo Bersani" la risposta è stata "valuteremo volta per volta, legge per legge", questo può andar bene in un comune, in una regione o a lavori parlamentari iniziati, ma non all'inizio della legislatura.

Come tutti i cittadini italiani dovrebbero sapere (e gli eletti al Parlamento meglio degli altri), quando si insedia una nuova legislatura, l'iter è sempre lo stesso: il capo dello Stato convoca tutti i gruppi parlamentari (capigruppo di Camera e Senato più il segretario del partito di riferimento) per le consultazioni (ovvero ascoltare il parere dei vari gruppi su chi accetterebbero come premier) per poter dare l'incarico al rappresentante dei gruppi parlamentari che ha più chances di creare una squadra di governo per ottenere la fiducia nelle due camere.

Quindi nel nostro caso, Bersani avrà l'incarico da Napolitano per creare un governo che dovrà presentarsi prima alla camera (dove è sicura la maggioranza) e poi al senato per ottenere la fiducia. Sul niente. Il Parlamento sarà chiamato ad esprimersi sui nomi presentati da Bersani nei vari ministeri e su un agenda di intenti che quel Governo cercherà  di portare avanti. Il che vuol dire che subito il M5S sarà chiamato ad una scelta di responsabilità per evitare che si torni a votare entro pochi mesi. Anche perché va ricordato che l'arma dell'astensione al Senato non potrà funzionare (al Senato l'astensione è un voto contrario).

Le aperture fatte da Bersani oggi verso Grillo vanno interpretate. Il navigato marpione proverà a mettere nel sacco quelli che secondo lui sono degli sprovveduti con varie promesse care ai grillini (etica pubblica e privata, tagli ai soldi parlamentari, ai rimborsi elettorali ecc.) ma proverà a lasciare fuori la ciccia. In questo caso sarà un bene che Grillo, che non è certo uno sprovveduto, comandi con il pugno di ferro i "suoi" eletti. Grillo ha una grande occasione, grandissima, far approvare tutto quello che vuole al centrosinistra con la minaccia di far cadere il governo in qualunque momento. Per la prima volta dal 1948 potrebbe davvero esserci lo spiraglio di qualcosa di rivoluzionario in Italia.

Facciamo un piccolo esempio scolastico, il reddito di cittadinanza. Su questo punto Grillo ha battuto fortissimo per tutta la campagna elettorale e l'ha ribadito anche oggi alla sua prima intervista dopo le elezioni. Ebbene, ha tutte le possibilità di farlo approvare.
Se Grillo vuole può far mettere in agenda questa proposta e, trovata la copertura finanziaria (suggerimento mio, taglio delle pensioni d'oro al max di 2 mila euro per tutti) portarla in parlamento per farla approvare.  Li la palla passerebbe nel campo del PD che, o l'approva o, oltre a perdere la possibilità di governare, perderà anche la faccia dal punto di vista elettorale perché dovrà spiegare ai suoi elettori il perché non porti a casa una legge così importante.

In termini elettorali sarebbe una debacle per il centrosinistra. Questo Grillo potrebbe farlo con tutto: Legge elettorale, falso in bilancio, conflitto d'interessi, ovvero tutto quello che gli elettori di centrosinistra e sinistra chiedono da anni.

Tra l'altro se il centrosinistra non farà cazzate avrà l'occasione per schiacciare definitivamente B. e farlo sparire per sempre dalla scena elettorale.

Questo dovrebbe fare Grillo e secondo me questo farà, anche perché è quello che lui sostiene da anni, che si facciano le "sue" cose, quelle che milioni di cittadini chiedono da anni e che forse stavolta potrebbero arrivare veramente.

mercoledì 6 febbraio 2013

FERMI TUTTI!




Sempre la solita solfa, il berlusca visto stasera intervistato da Floris sembrava uscito (oltre che dal museo delle cere di Madame Tussaud) dalla TV di 15 anni fa. Il ritornello, sicuramente ben studiato dai suoi spin doctor, è sempre lo stesso: demagogia a basso prezzo e bugie senza soluzione di continuità, qualche battuta sagace (complice anche l'intervistatore) e raro sprezzo del ridicolo, sentir dire da lui che in politica ci sono molti clown è davvero incredibile.

La vera cosa incredibile però è che da quasi 20 anni stiamo ancora discutendo (nella politica contemporanea) di Berlusconi. Non è il fatto di esserne ossessionati come ogni tanto cianciano i suoi lacchè, ma il fatto che volenti o nolenti l'agenda mediatica sotto campagna elettorale è dettata da lui. Vuoi perché controlla direttamente o indirettamente quasi tutti gli organi di informazione, nonostante internet che comunque dibatte (tranne qualche illuminato blog) delle notizie che passano in TV o sui grandi giornali, vuoi perché non esiste più un controcanto politico degno di questa parola.

Tutto a mio parere nasce dal primo governo Prodi. Anzi ad essere precisi alla sua discesa in campo. Un personaggio come lui titolare di concessioni statali (le TV trasmettono per concessione dello Stato) non sono candidabili per effetto della legge n. 361 del 1957, ma tralasciando questo "piccolo" dattaglio il centrosinistra ebbe l'occasione con il primo governo Prodi di mettere la parola fine al berlusconismo prima ancora di cominciare. Il primo atto governativo sarebbe dovuto essere una vera legge sul conflitto d'interessi, durissima, copiata pari pari magari a quella statunitense e sarebbe finita li. Invece no, dopo quasi 20 anni siamo ancora li a parlare delle menzogne sparate in TV dal cavaliere.

Possibile che non si è ancora capito come combattere questo "mostro" mediatico? eppure di bibliografia sull'argomento ce n'è a tonnellate. La campagna elettorale a cui (molto passivamente) sto assistendo è davvero paradossale, comunque speriamo che il 26 febbraio arrivi presto perché davvero non se ne può più.

Proprio mentre sto scrivendo in sottofondo c'è omnibus notte dove l'assurda conduttrice chiede a Ingroia se davvero pensa che come primo atto è davvero sicuro di fare una legge sul conflitto d'interessi e se non pensi che il Paese abbia bisogno prima di altre cose, ha ragione (come quasi sempre) Don Pizzarro: "stamo al medioevo".

martedì 5 febbraio 2013

24 e 25 Febbraio 2013



Tra 3 settimane esatte ci dovremmo recare alle urne per eleggere il prossimo parlamento che, tra le tante cose dovrà eleggere il prossimo capo dello Stato dopo l'orribile settennato di Napolitano. Mai come in queste elezioni sono incerto sul chi votare. In teoria la scelta potrebbe sembrare vasta:

PD ovvero il partito dei traditori del proletariato, quelli che quando ancora erano "comunisti" fecero il salto della cortina, vendendo o meglio svendendo "più grande partito comunista d'occidente" agli USA già nel 1978, con un famoso viaggio accademico del più noto dei "comunisti" riformisti italiani.
Unico motivo per votarli: hanno più chance di vittoria che farebbe felice tanta gente che conosco. Un po' poco per avere il mio voto.

SEL ovvero il partito di Vendola, quello che nel 2008 perse il congresso di Rifondazione Comunista e da buon sinistrato italiano se ne andò creandosi un partito personale, tutto chiacchiere e distintivo, nessuna proposta antisistema, non sono comunisti, quindi, niente voto.

Rivoluzione Civile ovvero, PDCI, RC, IDV e Verdi, mascherati dietro la faccia nuovo di Ingroia, Nonostante due partiti su quattro abbiano la parola "comunista" nel nome, di comunista non hanno nulla, vogliono poltrone per continuare a vivere di politica (come tutti gli altri partiti del resto) ma chiamandosi comunisti pretendo un po' di più. In oltre sono alleati con le "guardie", che di per se non sarebbe nemmeno tanto male visti quanti ladri ci sono in Italia, ma la storia della magistratura italiana contro la sinistra comunista mi fa diffidare sempre. Di positivo avrebbe di spostare l'asse un po' più a sinistra del nuovo parlamento, ma penso che difficilmente riusciranno a fare qualcosa di sostanzioso in accordo (eventuale al senato) con PD e SEL. Non credo proprio che lo voterò.

M5S ovvero il movimento di Grillo nato sul blog e che probabilmente sarà la vera rivelazione delle prossime elezioni politiche. Non sono comunisti, sono populisti ed è pieno di fascisti, parvenu, brave persone e arrivisti. Avendo frequentato il blog per anni conosco bene anche alcuni candidati, alcune proposte sono anche stimolanti (reddito di cittadinanza su tutto) ma non governeranno mai. Non hanno nulla di quello che piace a me politicamente ma la tentazione di votarli è tanta. Non credo che siano come in tanti (tromboni di regime) dicono, la nuova Lega. Sono diversi, potrebbero essere una bomba nel parlamento e per questo ci penserò fino alla fine se votarli o no.

PCL ovvero l'unico partito comunista in Italia degno di portare quel nome. Il partito di Ferrando, se non ho letto male, dovrebbe presentarsi in tutte le circoscrizioni e questo è già un segno di vitalità per un partito che a stento arriverà all' 1%. Votare PCL vorrebbe dire votare la coerenza (anche un po' miope) di chi si è sempre professato comunista, un voto di rappresentanza, per dire che ancora ci sono un po' di persone che si sentono comuniste, di certo quello che ha il programma migliore e più antisistema.

Ci penserò su fino alla fine e forse deciderò solo al momento di mettere il segno, che amarezza.

mercoledì 11 aprile 2012

IL GOLPE SILENZIOSO

Oggi inizierà al Senato la quarta e ultima lettura della riforma Costituzionale per inserire il pareggio di bilancio nella carta fondamentale dell'Italia. Nessuno ne parla e chi lo fa, come Floris a Ballarò ieri sera, da voce solo ai liberisti filo Monti.

Perchè parlo di golpe? perché stravolge, sembra impossibile ma è così, da solo l'intero senso di tutti i principi fondamentali della costituzione. In pratica, nonostante si ciancia di proroghe in cui si potrà sforare, lo Stato rinuncerà a fare lo Stato.
Non potendo più fare interventi in deficit non potrà più spendere per creare occupazione o alleviare le pene dei suoi cittadini meno abbienti.

Il PD non solo si presta a questa porcata ma la avalla e in pieno silenzio, per onestà va detto che almeno Vincenzo Vita da me interpellato si è dichiarato contrarissimo, ma a quanto sembra è l'unico.

L'abbandono del partito di Bersani da quella parte di elettorato che l'ha sempre sostenuto va avanti a pieno ritmo non riuscendo a capire che a destra i partiti ci sono già, Veltroni, e tutti gli ex democristiani stanno portando alla rovina Bersani e l'intera sinistra italiana.

mercoledì 4 aprile 2012

Dal Manifesto del 04-04-2012


La tempesta è tornata di Francesco Piccioni




Ci sono investitori che quando sentono le autorità assumere toni tranquillizzanti cominciano a preoccuparsi seriamente. E difficilmente siamo stati così sommersi da frasi rassicuranti co- me in queste settimane. L’ultima in ordine di tempo è stata ieri Christine Lagarde, direttrice di quel Fondo monetario internazionale che non è fin qui riuscita a convincere i paesi Brics a mettere più soldi per l’eventuale «salvataggio» dell’Europa: «vediamo segnali di disgelo in Europa, con alcuni segni incoraggianti di stabilizzazione della finanza».

Nemmeno a farlo apposta, nelle stesse ore si è venuto a sapere che Moody’s, una delle tre sorelle che dettano legge nel rating, sarebbe in procinto di annunciare – entro metà maggio – un abbassamento del «voto» per le 17 maggiori banche americane. «Nanerottoli» come Goldman Sachs, Citigroup, Bank of America, Jp Morgan Chase e Morgan Stanley starebbero per subire declassamenti di due o tre «notch» (gradini). Standard&Poor’s se l’è invece presa con le banche italiane, per le quali vede un periodo di «bassa redditività» lungo diversi anni. Come «stabilizzazione» non c’è male...

Cosa comporta un downgrading delle principali banche del mondo? Né più né meno che la riapertura ufficiale della crisi finanziaria, che era stata fin qui tamponata – negli Usa come in Europa – grazie a valanghe di denaro pubblico riversa- te nelle banche private (il «socialismo per ricchi», le aveva definite Joseph Stiglitz), in forma diretta o indiretta (tramite le banche centrali). Com’è noto – anche se rapidamente messo nel dimenticatoio – questa azione ha dissestato i conti pubblici di quasi tutti gli stati, innescando quel «consolidamento di bilancio» che – per esempio Tremonti prima, Monti ora – ci stanno facendo pagare a caro prezzo.

Basterebbe questo a preoccuparci, ma è solo la prima parte del problema. Un «taglio» di quella portata sconvolgerebbe in un attimo il mercato dei «derivati» – prodotti finanziari che solo in linea teorica hanno una «garanzia sottostante» (famosa quella dei mutui subprime) – che so- no in realtà un vero e proprio sistema monetario «ombra» creato e controllato da quelle stesse banche d’affari americane (Goldman Sachs

in testa) oggi sotto esame. Le ultime stime sulle dimensioni di questo mercato parlano di oltre 600mila miliardi di dollari, circa 10 volte il Pil mondiale del 2010 (60.600 miliardi). Al suo interno vigono regole «automatiche» di fuga verso istituzioni più sicure – come avviene anche per i fondi comuni di investimento – che si traducono in abbandono improvviso di certe posizioni. Ricordate il caso della banca Lehmann Brothers, nel 2008? Scomparve praticamente dal giorno alla mattina, aprendo la porta alla più grave recessione del dopoguerra.

Bene. Come reagiscono gli «investitori» d’oltreoceano a questa situazione? Guardano l’Europa, natural- mente. E sperano che esploda prima)e invece) degli Stati uniti. MagazineMoney, per esempio, consiglia «stare alla larga dai Piigs» e «concentratevi invece sulle economie sane del Nord Europa». Perché «la crisi finanziaria europea è ben lontana dal- l’essere conclusa» (chi glielo dice ora a Monti?), e «la riduzione dei debiti sovrani potrebbe richiedere anni». Ai mercati, si sa, non piace aspettare...

I più esperti tra voi si staranno dicendo: «ma così la crisi è tornata al punto di partenza». Esatto. Ma nel frattempo sono state bruciate le «riserve» di grasso (l’equilibrio di bilancio degli stati che avevano un sistema di welfare); ora non c’è quasi più nulla, tranne forse in Germania, Francia, Olanda...

Tornano perciò come un incubo le frasi rassicuranti. Hank Paulson, ministro del Tesoro con Bush jr., accolse i primi segnali dai subprime con un «i problemi sembrano essere contenuti». Ben Bernanke, presidente della Fed, un attimo prima del botto dell’agosto 2007, disse «non vediamo pesanti conseguenze per le banche». Due mesi dopo le banche non si prestavano più soldi fra loro, figuriamoci alla clientela normale. Ma qualcosa, da allora, in effetti è cambiato. Al posto dei sub- prime ora ci sono i «debiti sovrani». La nostra vita, insomma.


mercoledì 21 marzo 2012

PERCHE' L'ART. 18 DEVE RIMANERE UN TABU'


Da quello che leggo in giro per il web e quello che sento in tv, anche da quelli che si professano di sinistra (che di per se' non vuol dire nulla, come dice Don Pizzarro), sembra che non venga capito il problema che sorgerà dal fatto di poter essere facilmente licenziati. Non è il licenziamento in se', ma il costante ricatto a cui tutti i lavoratori, nessuno escluso, verrà sottoposto. In questa fase i più facili a stare sotto ricatto sono i precari, costretti a tutto pur di continuare a percepire un reddito.
Domani, se la riforma passerà, saranno anche i tanti con una famiglia sulle spalle a cui il reddito non potrà mancare, pena il mancato sostegno della famiglia. A questo punto tutti si piegheranno a fare turni infami, ad essere sempre a disposizione del padrone e limitare ancora di più (come se ce ne fosse il bisogno) la vita sociale, in modo da disturbare sempre meno il manovratore. Il Capitale sta vincendo la guerra contro i lavoratori e gli oppositori sono sempre meno.

Buona fortuna.

P.S. Rileggere il Capitale di Marx, almeno nella parte in cui si descrive lo stato dei lavoratori a metà del 1800, farebbe davvero bene a tutti quelli che sono tutt'oggi lavoratori salariati.

martedì 28 febbraio 2012

IDIOTI IN RADIO


Ieri sera, come tutte le sere in cui prima di cena io e la mia compagna andiamo a fare la spesa e prendiamo la macchina, la costringo e mi costringo (mi piace farmi del male) ad ascoltare "La zanzara" su Radio 24 condotto da Giuseppe Cruciani, noto cerchiobottista (dice lui, ma in realtà un borghesuccio reazionario, poco preparato e poco intelligente).
In passato, complice l'insistenza (benevola) di Paolo Papillo, mi è capitato di chiamare in diretta per rispondere alle enormi nefandezze dette dal conduttore. In quelle occasioni, con pochi scambi di battute, mi sono reso realmente conto della pochezza dell'omino, che ultimamente colleziona sempre più ospitate nelle rete mediaset (chissà come mai).
Ieri sera, per il semplice motivo di metterlo di fronte alla sua faziosità, avrei voluto poter chiamare, non l'ho fatto perché è sempre occupato e comunque perché non avevo modo e tempo, ripromettendomi di scrivere qualcosa e poi farglielo recapitare tramite FB.
Ieri sera appena accesa la radio riconosco la voce di Parenzo (giornalista più sveglio e più preparato di Cruciani, anche se spesso anche la sua pochezza è disarmante), ovviamente quella di Cruciani e come ospite quella dell'ignorantissimo e poco arguto Castelli della Lega. Capisco subito che i due (Cruciani e Castelli) stanno "attaccando" (è il gioco delle parti, lo so) Parenzo su Maurizio Azzolini che è diventato capo di gabinetto del vice sindaco di Pisapia e, visti i suoi trascorsi (in una foto degli anni settanta si vede (?) Azzolini incappucciato che spara verso le forze dell'ordine), per opportunità politica e non si sa quale etica, secondo loro non doveva prendere quel posto. Parenzo provava a spiegare le sue ragioni osservando, a mio parere giustamente: "è una vittoria dello Stato", mentre gli altri due per ignoranza e ferocia ideologica anticomunista (per quel che vuol dire ancora) strillavano come oche che per opportunità non doveva, non si doveva permettere.

Tralasciando il fatto che uno accusato anche delle cose più immonde una volta (se colpevole) che ha confessato (e appurato) il reato e scontata la pena, riacquistati tutti i diritti civili può fare tutto quello che è consentito dalla legge in un paese di Diritto, il valore simbolico di quanto successo ad Azzolini per i due mentecatti avrebbe dovuto essere enorme, ma purtroppo non è facile capire, quando si è accecati dalla faziosità. I due ignoranti avrebbero dovuto comprendere che la "conversione" di Azzolini, da estremista sovversivo che sparava per strada alla polizia, a capo di gabinetto di una giunta comunale borghese, è la più grande vittoria che quello Stato da lui attaccato possa riportare, come giustamente cercava di far notare ai due idioti Parenzo. Se uno Stato, che nei suoi meccanismi burocratici è rimasto praticamente uguale a se stesso dagli anni '70 ad oggi, riesce a fagocitare e mettere nei suoi ingranaggi uno che addirittura sparava per strada per sovvertire l'ordine costituito, può gioire alla vittoria totale.
Certo, andrebbe discusso su quanto Azzolini da giovane era mosso da reali convinzioni o dalla "moda" di quegli anni di essere contro e tutto il resto, ma il punto su cui volevo mettere l'evidenza è quello esposto sopra, la propaganda ideologica borghese dei due che anche quando dovrebbero esaltare una cosa a loro comoda non ci riescono.

martedì 21 febbraio 2012

BRUTTE NUOVE




Il Presidente Napolitano deve smentire il fatto che sia presidente delle banche, già il fatto che lo smentisce vuol dire che lo è. Non è mai stato comunista ma tutti sanno che lo era, fu il primo a passare la "cortina di ferro" nel 78, non c'è altro da aggiungere.

A leggere i resoconto dell'incontro tra parti sociali e ministro Fornero non si sa se ridere o piangere, inadeguatezza assoluta, mancanza di idee e prospettive, unica cosa, fare il culo ai lavoratori dipendenti che tanto non hanno più scudi politici (il PD sta con Marchionne non va mai dimenticato), tanto meno sindacali (a parte la FIOM, per questo demonizzata da tutti, parti della CGIL compresa).
I professori, visto l'ordinamento scolastico italiano, sono abituati a fare di testa loro e (spesso) di non preoccuparsi di discutere con gli alunni se il loro punto di vista è giusto o sbagliato, partono dall'assunto che loro sono i professori e quindi hanno sempre ragione sugli alunni. Non funziona così nella vita reale, fuori dalla scuola, dove le persone hanno degli interessi che vanno ben al di la di un 6, si giocano la vita e quella dei loro famigliari. Se è vero quello che riporta il fatto quotidiano (in modo diverso lo riporta anche l'Unità), ovvero che la Fornero, a una domanda del rappresentante delle banche (ABI) ha risposto: "lei vuol sapere in anticipo il voto che prenderà alla fine", c'è poco da spiegare, questi si sentono i professori e tutti gli altri gli scolaretti, questa cosa va cambiata al più presto prima che qualcuno si faccia del male.

Infine fa sorridere che i prodiani si scandalizzino delle dichiarazione di Veltroni date a Repubblica in cui l'ex segretario del P.D. afferma: "Con D'Alema si discuteva di cose serie, se far vivere o morire il governo Prodi", manca "e poi dare la colpa agli altri".

giovedì 17 novembre 2011

FINE DELLA SOVRANITA' POPOLARE


Il golpe è fatto.

L'asse Obama-Merkel-Sarkozy-Napolitano ha disarcionato l'impresentabile Berlusconi sostituendolo con il già osannato (ne parla bene "perfino" Diliberto) governo Monti. 13 persone non elette, non votate e pressoché sconosciute, a parte il Presidente del Consiglio, governeranno il Paese dove sono nato e vivo non essendo scelte da nessuno e in base ad un programma (qualunque esso sia, ma si presume che sia quello dettato dalla BCE) non presentato ai cittadini. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nei limiti della Costituzione dice la nostra Carta. In questo caso forzando l'art. 1 la sovranità viene completamente tolta al popolo che non solo non sceglie, questo succedeva già con l'infame porcellum, chi deve rappresentarlo, ma non può più nemmeno sapere il perché deve scegliere qualcuno che lo governi.

L'esempio scolastico del Problema-Reazione-Soluzione qui è evidentissimo.

Le grandi banche speculano e rovinano l'economia mondiale con il silenzio-assenso dei governi, scatenano il panico nei cittadini agitando lo spettro della crisi che ci rovinerà tutti, la soluzione per questo casino viene affidato agli stessi banchieri che l'hanno causata.
Perfetto.

domenica 13 novembre 2011

LA RESISTENZA INIZIA OGGI


Si è dimesso. L'anomalia italiana è finita.

Berlusconi l'imprenditore "fatto da se'", ma aiutato da tutti, alle 21.41 ha rimesso il mandato nelle mani di quel Presidente della Repubblica che ha fatto di tutto per aiutarlo, fino al momento in cui le pressioni d'oltreoceano si sono fatte troppo pesanti anche per lui e l'hanno costretto ad andarsene.

Gli episodi, a partire dalla presentazione della mozione di sfiducia, posticipata di un mese nel 2010 ad oggi, se messi insieme danno il quadro completo.

Napolitano ha tentato fino all'ultimo di far fare al centro destra guidato dal cav, quelle riforme liberali che gli Stati Uniti, nelle persone di Merkel e Sarkozy in primis, hanno dettato e che invece non è riuscito a fare. Si sa, le ricette più indigeste nei Paesi più avanzati di solito le fanno i progressisti, loro riescono sempre a farle digerire al proprio elettorato, se le fa la destra i cittadini protestano, scioperano, manifestano. Se le fa la sinistra (riformista) il popolino sta zitto.


Con questa cornice il quadro è presto dipinto.

I liberali mondiali che governano la grande finanza stanno scalando gli Stati democratici.


Dopo le prove generali fatte in Grecia, l'attacco, riuscito, è stato portato all'Italia, settimo paese industriale del mondo. La democrazia sostituita dalla finanza, l'economia sta vincendo sulla politica anche nell'amministrazione degli Stati. La cosa è più grave di quanto si pensi. Se la BCE, il FMI, Goldman Sachs sono riusciti ad imporre all'Italia non solo le ricette ma anche il cuoco, complice è vero un ventennio politico folle, dove lo strapotere economico-mediatico di una persona ha stravolto tutte le regole, le cose si fanno davvero preoccupanti.

Draghi alla BCE e Monti presidente del consiglio, sono i simboli di quel liberismo che creerà nel prossimo futuro quella lotta di classe che negli ultimi anni è andata persa e che tornerà prepotentemente d'attualità. L'opposizione che dovremo fare a questo nuovo corso iniziato con la fine di Berlusconi, dovrà essere più incisiva di quella fatta fino ad ora. Fondamentalmente il brianzolo aveva 2 cose chiare in mente da fare grazie al potere politico, salvare se stesso e salvare le sue aziende (cose per altro riuscite egregiamente), fregandosene altamente di quello che accadeva ai suoi concittadini. Nella sua visione, l'Italia era la sua azienda e lui da dominus ha fatto quel cazzo che ha voluto, non badando minimamente all'agenda che doveva portare a termine. Anzi, i suoi comportamenti, quasi sempre al di fuori di ogni decenza, hanno rafforzato l'opposizione (inconsapevole) nei suoi confronti, tanto da non permettergli di portare a termine nemmeno un punto della tanto sbandierata "rivoluzione liberale", nemmeno il "minimo sindacale", ovvero permettere ai padroni di licenziare, chi, come e quando vogliono.

Ora siamo sicuri che i punti verranno pian piano portati a termine, a meno che gli italiani si rendano conto di quello che sta per accadere, cosa di cui dubito fortemente.

Quindi la resistenza dovrà partire da qui. Da oggi stesso. Non è un giorno di festa perché il tanto odiato nano di Arcore è stato (forse) definitivamente allontanato dalla politica, è un giorno di festa perché da oggi inizia quella che potrebbe essere la battaglia decisiva per l'Italia, l'Europa, il mondo.

venerdì 11 novembre 2011

COMUNISTI E ANTI COMUNISTI: E' COSI' CHE SI GIOCA


Ultimamente grazie a Twitter e alla blogosfera sto scoprendo un mondo tutto nuovo, fatto di una moltitudine di persone che a torto o a ragione dicono la loro sui più disparati argomenti, spesso non conoscendo approfonditamente quello di cui parlano. Non mi ritengo il depositario della verità, anzi, però da maniaco quale sono, prima di prendere una posizione cerco di approfondirla al massimo, cosa invece che, per quello che vedo, succede sempre meno in tanti. Con questo non voglio certo dire che per scrivere di determinati argomenti serva un bagaglio culturale enorme (che io non ho assolutamente) ma che comunque bisognerebbe essere al corrente almeno dei giochi che vengono svolti in questo pazzo mondo. La cosa più incredibile di tutto questo è che, quelli che vorrebbero essere voci dissonanti dalla propaganda di regime, sono (spero a loro insaputa) perfettamente organici alla stessa. Mi spiego meglio facendo nomi e cognomi.

Pippo Civati, Luca Sofri, Arianna Ciccone, Diego Bianchi (alias Zoro), Will di nonleggere@blogspot, per non parlare di Cerasa (che scrive sul Foglio di Ferrara e questo già dice tutto), Mario Adinolfi, Stefano Menichini (direttore di Europa su cui andrebbe fatto un discorso a parte), sono tra le nuove leve della politica e del giornalismo che criticano questo sistema standoci coerentemente dentro. Non dico che questa sia una cosa sbagliata, dal loro punto di vista e dal loro status sociale anzi è anche giusta, ma questo andrebbe fatto capire a chi li legge e li segue.

Criticare stando dentro e volendo solo riformare questa situazione non è solo inutile, è anche dannoso. Il punto di tutto questo è uno e uno solo: o si sta all'interno, cercando di renderlo più umano o si combatte e si cerca di cambiarlo in qualcosa di diverso. Ora io non chiedo a chi non si sente di essere rivoluzionario di esserlo, perché uno vuole la rivoluzione (che può essere, ma non deve esserlo per forza, anche armata) quando vuol cambiare radicalmente le cose perché vede che quello che gli sta intorno non va bene e soprattutto non va bene il suo modo di vivere e quello dei suoi simili che hanno il suo stesso status. E' ovvio e scontato anche dirlo che io non mi posso mettere alla stessa stregua di Adinolfi o Sofri, perché per meriti non propri hanno una vita privilegiata in confronto alla mia e a quelli come me. Non voglio dire che quelli che ho citato siano tutti lì senza meriti, il qualunquismo non mi piace e penso che per aver raggiunto un buon posto si sono comunque dati da fare, certo in alcuni casi i posti di partenza non erano ben allineati, ma questo è il mondo. Il punto che mi interessa però mettere in evidenza, è l'essere artefici di una propaganda pro sistema non rendendosi conto di esserlo (nel migliore dei casi) non raccontandola tutta. Per capire come funziona la propaganda mi limito a ricordare che Noam Chomsky ci ha scritto sopra qualcosa e sarebbe bene che tutti gli dessero una letta. Capisco pure che non sia una cosa semplice e che ci vuole tempo e voglia, ma penso pure che sia l'unico modo per aprire gli occhi veramente su come funzionano le cose.

Quindi, in estrema sintesi, le cose sono due: o si è contro il capitalismo e contro questa democrazia rappresentativa delle élite che, che lo si voglia o no fagocita anche chi con le più buone intenzioni pensa di governarla, o si è a favore, più o meno inconsciamente, avendo però ben chiaro che le masse prima o poi si sveglieranno.

martedì 4 ottobre 2011

Il Manifesto 04-10-2011


Al fianco dei giovani «indignados», definendo «coraggiosa e onorevole» la protesta che da Wall Street dilaga negli Stati uniti. Il linguista e filosofo Noam Chomsky, professore emerito al Massachusetts Institute of Technology (MIT), negli anni '60 paladino della protesta

anti-Vietnam, e critico lucido e implacabile del »sistema americano» dà il suo sostegno alla marcia dei giovani statunitensi. Lo fa via Twitter e in un video postato su Youtube. Il movimento Occupy Wall Street nei suoi intenti program- matici si rifà alla Primavera araba e, secondo Chomsky, questo fermento po- trebbe portare ancor di più sotto gli occhi dell'attenzione pubblica la «calami- tà» della crisi internazionale e gli squilibri del neo-liberismo, tema centrale, que- st'ultimo, di numerosi scritti e discorsi del filosofo. Questi giovani, afferma Chomsky sul social network, possono guidare «la società attuale su un sentiero più sano». Negli anni Sessanta il linguista prese parte attiva ai dibattiti e alle proteste contro la guerra del Vietnam. E negli anni a seguire non sono mai mancate acute riflessioni nei confronti della politica internazionale, della politi- ca estera statunitense, sul ruolo dei mass media.

mercoledì 28 settembre 2011

P.D. e regime


Le ricette del P.D. anzi per dirla con Fassina* "dei progressisti europei" per uscire dalla crisi sono:


Dare il potere anche politico ad un organo supremo europeo "legittimato" democraticamente (sappiamo tutti quanto sia democratico un parlamento eletto nei regimi democratici, Italia docet);

Su questo poi i complottisti del Trattato di Lisbona andranno a nozze.


Acquisti illimitati dei titoli di Stato in sofferenza (altri soldi pompati inutilmente nel mercato che rimandano il problema "crisi" solo avanti nel tempo);


Ristrutturazione del debito greco (idem con patate);


Creare una specie di FMI europeo (con tutto il male che ha fatto al mondo il FMI mi sembra giusto farne un altro);


Spendere ancora di più a debito allentanto i vincoli di bilancio (politica a buffo pagata dai più ricchi).



Non una parola sul capitalismo, sulla sua struttura che porta a crisi cicliche e sistemiche (come questa). Non una parola su un nuovo modo di produrre e di consumare, di vivere insomma.


IL P.D. NON HA CONSENSI PERCHE' NON ESISTE, E' SOLO UNA VERSIONE SOFT DEL BERLUSCONISMO.



*Articolo "lasciamo subito il neo liberismo" L'Unità del 28-09-2011 pag. 13.

giovedì 28 luglio 2011


Mi sbaglierò ma 'sta storia di Penati mi ricorda tanto quell' "abbiamo una banca" di fassiniana
memoria targata 17 luglio 2005. Il 9 e 10 aprile 2006 (esattamente 9 mesi dopo) si andò alle urne. Ci ricordiamo tutti vero come sono finite quelle cazzo di elezioni?

Questo post mi suggerisce che tra più o meno 9 mesi si vota.
Praticamente una gestazione.


Speriamo che esca dalla fica e non dal culo come sempre.

N.B. i link ove possibile riportano la ricerca di google in modo che (se ne avete voglia sennò cazzi vostri) scegliete la fonte che più vi aggrada, se ce n'è una. Il post di Grillo era obbligatorio perché mi ha dato lo spunto. Quello di Preve perché per ora quel punto di vista l'ho letto solo li.

martedì 19 luglio 2011

Qualcuno era comunista?



Come si fa a dire che è in atto una crisi di sistema e nello stesso tempo affermare che la crisi economico-finanziaria rischia di investire direttamente l'Italia? Come si può dire che in Italia c'è una crisi politico-istituzionale, del Parlamento e tener fuori il P.D .? Ce lo spiega Massimo D'Alema oggi sull'Unità, attenti bene perché è roba da schizzofrenia acuta. Non solo, tira fuori, come sempre del resto, il protagonismo giudiziario simile a quello del 1992. Incredibile! Ma la migliore di tutte è: non emerge con chiarezza un'alternativa, una via d'uscita. Basterebbe leggere Samir Amin o Serge Latouche per avere qualche chiarimento su come si dovrebbe uscire da questa crisi ovviamente da sinistra, cosa che D'Alema e il P.D. bersaniano hanno perso completamente di vista. Ma ecco la ricetta secondo D'alema per superare finalmente questa situazione ed uscire dal Berlusconismo (l'iperliberismo che invece ci ha portato a questa catastrofe non viene neppure menzionato):
Per una nuova coesione sociale, baffino chiama all'appello i sindacati e la borghesia prima di tutto, il presidente di Italiani europei fa appello ai movimenti e tira in ballo alcuni "cattivi maestri" (senza far nomi ovviamente) tralasciando che i movimenti sono tali proprio perché vanno contro un partito come quello democratico. Dulcis in fundo, chiede coesione al suo progetto anche alla chiesa. Veramente allucinante. In altri termini, dopo tutto quello che è successo in questo Paese, il P.D. per penna di Massimo D'alema chiama in causa una grande coalizione che parte da Fini e arriva fino a Vendola, l'apertura ai movimenti è talmente irricevibile che nessuno si sognerà di fare una benché minima apertura. Leggevo Preve ieri che scriveva (e con molta ragione) che l'allora D.S. era non più un avversario politico per chi si sente veramente comunista, ma un nemico politico. Questo scritto di D'Alema oggi sull'unità rafforza ulteriormente quell'acuta affermazione.