giovedì 17 giugno 2010

LETTERA DAL CARCERE






IO, FIGLIO DI BR, PAGO PER MIO PADRE E UN LIBRO di Manolo Morlacchi


Il 18 gennaio 2010 sono stato arrestato insieme al mio amico Costantino Virgilio. Ci accusano di far parte, cito dall'ordinanza: " (...) in un'associazione terroristica-eversiva costituita in una banda armata denominata 'per il comunismo Brigate Rosse', con vocazione marxista-leninista, proiettata a coagulare in sé tutti i comunisti combattenti impegnati sul terreno della lotta armata a livello di area europea mediterranea meridionale". Non mi sono mai preso troppo sul serio se, senza nemmeno accorgermene, stavo sovvertendo lo scacchiere geopolitico dell'Europa mediterranea. Non ci viene contestato alcun fatto specifico: rapine, attentati, possesso di armi o altro materiale illegale (...) Ciò che mi preme denunciare è lo scandalo della carcerazione preventiva che stiamo subendo, senza che ci sia stato addebitato alcun fatto concreto. (...)

Sette mesi prima del nostro arresto io e Costantino siamo stati prelevati dal nostro posto di lavoro da agenti della Digos e portati in questura. Perquisite le nostre case, le nostre auto, i nostri averi. Rilasciati a notte fonda, torniamo a casa con un avviso di garanzia e la qualifica di indagati, dopo che il giorno stesso erano stati eseguiti altri cinque arresti. Ci sono voluti altri sette mesi prima di ricevere una nuova visita della Digos, questa volta venuta ad arrestarci. Sull'ordinanza di arresto non ho trovato una sola nuova evidenza o riscontro che aggiornasse l'avviso di garanzia del giugno 2009. Ma se le accuse a nostro carico restavano le stesse, non altrettanto poteva dirsi delle nostre vite. La visita della Digos sul posto di lavoro portò al nostro rapido licenziamento. Ci trovammo così indagati, disoccupati e con dei bimbi piccoli da mantenere. Da settembre 2009 la ricerca di un nuovo impiego si fece affannosa, quotidiana, difficile. Verso dicembre ricevemmo le prime risposte positive, i primi colloqui e la prospettiva concreta di un nuovo lavoro. Il 18 gennaio spazza via tutto.

Il mio nome è troppo ghiotto; la notizia dell'arresto ottiene grande clamore mediatico, Manolo Morlacchi, figlio di Pietro, già militante Br negli anni '70, non può che avere la sovversione nel DNA. Anche il mio libro, che fino ad allora aveva avuto ben poco spazio sui media, gode in quei giorni di nuova e insperata pubblicità. "La fuga in avanti" rappresenta una delle ragioni per cui io mi trovo in galera. Nelle sue pagine racconto la storia della mia numerosa famiglia. Un storia che, muovendo dall'avvento del fascismo, racconta la progressiva presa di coscienza di dieci fratelli, la loro adesione alla Resistenza, alle lotte operaie degli anni '50 e '60, alle battaglie condotte nel PCI e, infine, l'adesione di alcuni di loro all'esperienza delle prime Brigate Rosse. Un libro irresponsabile, come ha scritto qualcuno in una delle rarissime recensioni. Un libro che non prende le distanze. Un libro che rivendica le vicende umane e politiche di una famiglia e dei miei genitori. Che "La fuga in avanti" mi avrebbe causato problemi l'avevo messo in conto; non al punto, però, da farmi finire in un'inchiesta sul terrorismo. E' stato un mio errore di valutazione, ma non avrei potuto fare diversamente:  quel libro andava scritto, e io ne sono orgoglioso. (...) Oggi il Riesame deciderà sulla nostra scarcerazione. Ci apprestiamo ad affrontare la tappa con due intenti: difendere la nostra identità di comunisti e tornare alla libertà con la stessa dignità di quando l'abbiamo perduta.

lunedì 14 giugno 2010

Dalla parte dei lavoratori






La crisi economica creata dalla finanza globale si sta "finalmente" espandendo sull'economia reale. Nel Paese della pizza e del mandolino, ma anche dei sindacati tra i più combattivi del mondo, si sta rimediando come al solito: facendo pagare i "buffi" a chi non c'entra niente con questa crisi.
Andiamo con ordine.
La crisi, come tutti i migliori analisti economici dicono da tempo, non è ciclica, ovvero un momento di bassa o bassissima crescita (e in alcuni casi di recessione), ma è una crisi di sistema. Sono già tornato altre volte sulla differenza enorme che c'è tra le due cose, ma è meglio ribadirla ancora una volta.
La crisi di sistema mette in discussione il modo di vivere fino ad ora imposto a tutti gli altri dalle classi dominanti. Parlo di modo di vivere imposto perché così realmente è. Non decidiamo veramente noi come vivere la nostra vita, ma siamo indotti da "messaggi" più o meno velati sul come viverla. Il modo di produrre e quale tipo di merci, è deciso dalle grandi multinazionali ed esse decidono per noi cosa ci occorre e in che quantità, rendendoci schiavi del salario per il solo obiettivo di poter accedere a quei beni.
Sono anni che sostengo di stare ben attenti a chiedere lavoro. Il padrone è ben lieto di dare il lavoro, ma alle sue condizioni e questo va ricordato e scritto a lettere di fuoco.
L'operaio deve smetterla di chiedere lavoro e iniziare a chiedere diritti. Il sistema produttivo capitalista non fa altro, da 300 anni ormai, che sfruttare la manodopera per creare profitto e accumulare capitale a scapito di chi realmente lavora. L'analisi lucida e insuperata che Marx fece nel Capitale ne è il miglior esempio.
Questa lunga premessa ci porta all'argomento di cui volevo parlare oggi: il ricatto in atto dalla FIAT con il suo "super manager" col golfino, agli operai e ai loro rappresentanti sindacali più accaniti, la FIOM CGIL.
Perché ricatto.
Le dichiarazioni rilasciate ieri da Marchionne "La FIOM gioca con 5 mila posti" non è nient'altro che un ricatto, ovvero, "o fate come diciamo noi o licenziamo tutti, anche quelli che hanno accettato il contratto", un modo abbastanza infame di cercare di isolare chi ancora (poco e male) cerca davvero di difendere gli operai. Non è la prima volta che viene usato questo modo (appunto, infame), specialmente da quando l'unità confederata è sempre più debole e soprattutto l'unione dei lavoratori è sempre più lontana, nonostante siano passati 162 anni da quel febbraio del 1848 in cui Marx e Engels gridarono "Proletari di tutti i Paesi unitevi".
Il che è alquanto strano, visto che ormai tutti i lavoratori, che siano essi metalmeccanici, tessitori, operai edili o garzoni di bottega, commesse di atelier, baristi, cassiere o operatori di call center, dovrebbero aver capito che quello che passa per prima nelle grandi aziende ricade a cascata su tutti gli altri. E' successo con gli operatori dell'Alitalia e se passa succederà man mano a tutti gli altri.
Mettere per iscritto su un contratto nazionale che chi sciopera (è uno dei punti più contestati) può anche essere licenziato, oppure che il lavoratore debba rinunciare alla sua pausa (in nome del dio produttività) non è solo aberrante eticamente (ci stia Marchionne 8 ore consecutive senza staccare mai gli occhi su una macchina che fa sempre lo stesso movimento e poi mi dica se ha bisogno di una pausa), ma rappresenta anche un passo indietro di oltre cento anni sulle conquiste fatte dai lavoratori (con battaglie asprissime e numerosi vite sacrificate), che una volta perse potranno (?) essere riconquistate solo con le medesime, essendo ben consci che la repressione da parte della polizia ora è molto più potente di quella dei primi del '900. Conviene stare zitti? Io penso di no e forse è davvero ora di fare qualcosa.

lunedì 10 maggio 2010

Dove andremo a finire?


500, 600, 700, 750 miliardi e le borse s'impennano.
Emettere nuovo debito per lucrare oggi quello che verrà pagato domani, il grande capitalismo dalle pezze al culo scarica ancora i debiti sulle nuove generazioni. Il capitalismo è ormai senile per dirla alla Amin ma le conseguenze della sua caduta ogni giorno aumentano.
Il problema non è italiano o europeo, è mondiale ma a nessuno frega una mazza.

La rivoluzione o sarà globale o non sarà. La mia speranza è riposta tutta ai popoli dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina.

Centro (Europa, Nord America e Giappone), contro periferia (Asia, Africa e America Latina). John Titor scrisse che vinceranno le periferie, me lo auguro vivamente.

martedì 24 novembre 2009

Tanto per rimanere sull'argomento.


Scappa scappa, che stanno arrivando. "Tangenti sul terremoto primi arresti a L'Aquila per la ricostruzione. Manette per due esponenti del Pdl. Il pm: promettevano appalti in cambio di favori" (Repubblica, p.21). Al processo Parmalat, invece, parla per la prima volta Calisto Tanzi e sono dolori: "Parmalat pagava i politici del '60 e le banche sapevano del falso dal 2002". Tirate in ballo pesantemente Monte dei Paschi, Jp Morgan, Mediobanca e Banca di Rom

Milano, Napoli, Genova, Parma, Palermo e L'Aquila. Siamo alla vigilia di un'esplosione giudiziaria che è qualcosa di più di una nuova Tangentopoli, perché questa volta non ci sono dentro solo i politici e qualche grande impresa, ma anche le banche e pezzo di mafia investitrice. Questa modesta rassegna lo dice da tempo, almeno da quando hanno arrestato Giuseppe Grossi, il re delle "bonifiche". Lo annusano anche i poteri marci e questo spiega tutto il gran maneggio intorno a codici e codicilli.

Da Dagospia a cura di Minimo Riserbo e Fabalà

venerdì 20 novembre 2009

Comunione e fatturazione


"A differenza di Tangentopoli, non c'è un Mario Chiesa che crolla e parla. Però ci sembra di stare vicino a un sistema di corruzione molto esteso" così si legge nel retroscena a pagina 25 di Repubblica del 20-11-2009. Siamo di fronte ad una nuova Tangentopoli?
Guarda un po' si parla dell'infame "cip 6" che Grillo sputtanava anni fa! 3 miliardi (MILIARDI) di euro che escono dalle tasche dei cittadini per finire nei conti correnti dei gestori degli inceneritori, non termovalorizzatori che è una parola che non significa nulla, ma inceneritori che producono nanoparticelle altamente cancerogene come dimostrato dagli studi del Prof. Montanari.

giovedì 5 novembre 2009

Piero Brambilla Ostellino

L'editoriale di oggi è affidato a Piero Ostellino, vice direttore, se non sbaglio, della storica testata di via Solferino. I passaggi salienti di questo modesto articolo sono riassunti in tutte le uscite televisive dei berluscones, in primis il "ministro" Brambilla, che l'altra sera a Ballarò non faceva che ripeterli ad ogni intervento: ottima gestione delle "emergenze" rifiuti a Napoli e terremoto in Abruzzo, ottima politica estera con Russia e Libia (due dittatori) facendo incazzare non poco gli U.S.A., aggiungendo il merito (???) di aver salvato l'Italia dalla gioiosa macchina da guerra di Occhetto giustificando persino la sua (di Berlusconi) vocazione monopolistica. Il noto liberale rimprovera invece, al capo del governo, tre riforme "promesse e non realizzate": quella fiscale (tre aliquote, zero, 23 e 33 per cento) e un taglio progressivo dell'Irap; quello della pubblica amministrazione (riduzione della spesa e semplificazione legislativa); quella giudiziaria (separazione delle carriere). Sempre secondo Ostellino le colpe di questa mancata "rivoluzione" non sono tutte del governo e del suo primo ministro, ma anche, i ritardi culturali del Paese, le resistenze corporative e infine la terribile crisi economica.

Vorremmo ricordare al grande liberale Ostellino quanto segue: le "emergenze" proprio perché emergenze non dovrebbero nemmeno essere annoverate nell'azione di governo in quanto azioni straordinarie dovute a cause di forza maggiore alle quali nessun governo poteva e doveva tirarsi indietro. In più, i rifiuti di Napoli sono scomparsi solo dalle tv per essere sostituiti da quelli che, come Ostellino, dichiarano che il problema è stato risolto, va aggiunto che nel frattempo Palermo, Catania e qualche altro centro del sud di cui non ci sono notizie sono arrivate allo stesso punto di Napoli. Gli sfollati abruzzesi sono ancora in gran parte nelle tende. I rapporti con Putin e Gheddafi ci stanno mettendo in grave difficoltà internazionale con gli U.S.A. nei confronti dei quali siamo sempre una sorta di cortile di casa (se l'è dimenticato forse questo Ostellino?), le enormi figuracce fatte dal premier ad ogni incontro internazionale poi hanno enormemente danneggiato la nostra credibilità e infine la mossa dello scudo fiscale ha aperto un conflitto incredibile con la nazione neutrale per eccellenza, la Svizzera.
Veniamo poi alle tre promesse non mantenute.
Taglio delle tasse. In un Paese dove gli unici che pagano le tasse sono quelli a basso reddito perché tutti gli altri evadono, il taglio delle tasse sembra quantomeno assurdo, direi prima facciamole pagare a tutti invece di fare sempre condoni, poi si potrà pensare di abbassare le aliquote a chi guadagna poco, solo a chi guadagna poco, quelli che guadagnano tanto avranno comunque i soldi per sopravvivere alla grande. L'Irap è solo per le aziende e finanzia la sanità, se Ostellino ci spiega dove trovare le coperture necessarie ci farebbe un enorme piacere.
Pubblica amministrazione. Brunetta non ha fatto che colpire le ultime ruote del carro, rivelandosi poi come sempre, una cosa oltre che profondamente ingiusta, soprattutto inutile. Anche qui bisogna colpire quelli che stanno sopra nella catena di comando se si vuole cambiare qualcosa, ma per un governo che rappresenta le élite è una cosa piuttosto complicata.
Riforma giudiziaria. La separazione delle carriere era un punto del progetto eversivo della P2 quindi è sbagliato a prescindere. Berlusconi pensa di riformare la giustizia solo per sfuggire ai processi e mai per aiutare i cittadini che come Bianzino e Cucchi entrano in galera per un po' di hascisc e ne escono in una busta di plastica.

In conclusione niente di questo articolo è salvabile se si conoscono davvero i problemi del nostro Paese. Vorrei tanto sapere perché un buon direttore come De Bortoli pubblichi queste nefandezze, poi se uno pensa a chi sono gli azionisti del C.D.S. ha la risposta e gira pagina, o ci scrive una nota come me :).

mercoledì 14 ottobre 2009

PD, PDL, e la vera sinistra che non c'è


Il momento è tragico, la crisi non è affatto finita anzi deve ancora entrare nel pieno, se i dati economici ascoltati ieri su radio 24 sono veritieri e, non c'è nessun motivo per pensare il contrario. Radio 24 è la radio del sole 24 ore e visto che l'ascolto è quasi nella totalità composto da persone che hanno i soldi le informazioni vanno date bene. Il dato più allarmante e che più mi fa credere che della crisi non ne usciremo facilmente è il prezzo dell'oro che ieri ha raggiunto il suo punto più alto di sempre.
Intanto parliamo di crisi. Tutti si riempono la bocca con la parola crisi ma quanti sanno veramente cos'è? io ho poche riminiscenze scolatistiche e qualcosa in più ho capito studiano da solo da qualche anno a questa parte. In macro economia vi sono varie fasi del mercato, boom, espansione, contrazione, stagnazione, recessioni e crisi. La crisi è l'ultimo e più basso punto che un economia di mercato possa avere. Le crisi ci sono sempre state nel sistema capitalistico tanto è vero che si possono dividere in categorie per l'esattezza 2: crisi ciclica e crisi strutturale o sistemica. Questa che stiamo vivendo noi è spacciata dai governati come una crisi ciclica, ovvero una delle tante crisi che il capitalismo mondiale vista la sua fallibilità ha creato da se in tantissimi anni. Le soluzioni messe in campo fin qui sono sempre le stesse solo in modo più massiccio, vista l'ampiezza della crisi attuale. Le banconote emesse e buttate sul mercato dagli U.S.A. di Obama ne sono la prova più lampante. A ruota tutti i paesi industrializzati del mondo li hanno seguiti, chi più chi meno aumentando il debito pubblico. Discorso a parte, come al solito, merita l'Italia in cui il cretino tremorti, forse uno dei peggiori ministri del tesoro che si possono trovare su piazza, non solo ha messo in campo risorse assolutamente inadeguate (in confronto agli altri paesi europei, per non parlare degli USA), per quello che immettere nuovo denaro sul mercato possa valere per risolvere la crisi, ma il debito pubblico italiano è passato dal 104% del Pil sotto il governo Prodi al 120% previsto per il 2010. Allora intanto il fiscalista dovrebbe spiegare agli italiani che cosa ha fatto il suo governo con tutti questi soldi. Ho ascoltato con le mie orecchie almeno 3 interrogazioni parlamentari che riguardavano l'assurdo aumento del debito pubblico senza avere mai una risposta dallo pseudo ministro, 2 su 3 non era neppure presente in parlamento. Secondo me non lo sa nemmeno lui. Anche Scalfari dalle colonne del suo giornale questa estate chiedeva il conto, rispose inspiegabilmente l'inutile Brunetta giustificando, parzialmente e non del tutto solo 5-6 miliardi di euro quando qui si parla di cifre da capogiro (ieri il debito ha fatto il nuovo record 1754, 543 MILIARDI di euro ad Agosto 2009). Quindi in ultima analisti spariscono una marea di soldi senza nessuna soluzione per chi non riesce più a sopravvivere.
La questione è piuttosto complicata ma secondo me il punto di partenza è quello sbagliato e tutte le pseudo soluzioni non saranno efficaci, per lo più rimanderanno il problema.
La crisi non è ciclica ma strutturale e pochissimi analisti hanno il coraggio di dirlo fino in fondo, il ricorso ai beni rifugio (l'oro) spiega come chi investe sul mercato non si fidi affatto delle soluzioni prese dai governi di tutto il mondo e che la ripresa è tutt'altro che vicina.
In tutto questo scenario catastrofico in Italia che succede?
Il partito di Berlusconi (non perché ne è il presidente ma perché ne è il padrone) pensa a salvare il capo dalla giustizia e occupandosi (male) delle catastrofi che si abbattono su questo disgraziato Paese (terremoto, alluvioni) confermando che l'unica cosa che interessa a questo tipo di élite è di sopravvivere con minor danno (per loro) possibile.
Il P.D. erede (almeno per più della metà dei voti) del più grande partito comunista del mondo occidentale è da 6 mesi impegnato in un congresso inutile e fratricida che non fa altro che aggravare la sua crisi interna e quando fa proposte sono solo sull'immediato e rincorrendo un capitalismo che va verso la sua inesorabile fine.
La sinistra cosidetta radicale è sparita dal parlamento italiano prima e da quello europeo poi, stenta a ricompattarsi viste le tante anime che lo compongono e pian piano è sparita da punto di riferimento per i più deboli nella catena di montaggio del capitalismo. Eppure dovrebbe essere (grazie agli insegnamenti di Marx e Bakunin) l'unica forza in grado di poter dare alle persone risposte concrete, perché questo tipo di situazione era stata prevista e analizzata a fondo dai due grandi rivoluzionari, tant'è che molti economisti mondiali non di matrice marxiana si sono messi a ristudiare proprio il filosofo economista tedesco (per Bakunin il discorso è diverso). Invece chi è cresciuto con quell'idea l'ha pian piano abbandonata e questo secondo me ha portato questa crisi di consensi come mai si era vista in Italia.
Le soluzioni ci sono vanno affrontate, discusse e portate avanti nel modo più chiaro possibile, le masse seguiranno.