in barca a vela contromano
...via co' sti motorini, vvvia!!!
mercoledì 11 aprile 2012
IL GOLPE SILENZIOSO
mercoledì 4 aprile 2012
Dal Manifesto del 04-04-2012
La tempesta è tornata di Francesco Piccioni
Ci sono investitori che quando sentono le autorità assumere toni tranquillizzanti cominciano a preoccuparsi seriamente. E difficilmente siamo stati così sommersi da frasi rassicuranti co- me in queste settimane. L’ultima in ordine di tempo è stata ieri Christine Lagarde, direttrice di quel Fondo monetario internazionale che non è fin qui riuscita a convincere i paesi Brics a mettere più soldi per l’eventuale «salvataggio» dell’Europa: «vediamo segnali di disgelo in Europa, con alcuni segni incoraggianti di stabilizzazione della finanza».
Nemmeno a farlo apposta, nelle stesse ore si è venuto a sapere che Moody’s, una delle tre sorelle che dettano legge nel rating, sarebbe in procinto di annunciare – entro metà maggio – un abbassamento del «voto» per le 17 maggiori banche americane. «Nanerottoli» come Goldman Sachs, Citigroup, Bank of America, Jp Morgan Chase e Morgan Stanley starebbero per subire declassamenti di due o tre «notch» (gradini). Standard&Poor’s se l’è invece presa con le banche italiane, per le quali vede un periodo di «bassa redditività» lungo diversi anni. Come «stabilizzazione» non c’è male...
Cosa comporta un downgrading delle principali banche del mondo? Né più né meno che la riapertura ufficiale della crisi finanziaria, che era stata fin qui tamponata – negli Usa come in Europa – grazie a valanghe di denaro pubblico riversa- te nelle banche private (il «socialismo per ricchi», le aveva definite Joseph Stiglitz), in forma diretta o indiretta (tramite le banche centrali). Com’è noto – anche se rapidamente messo nel dimenticatoio – questa azione ha dissestato i conti pubblici di quasi tutti gli stati, innescando quel «consolidamento di bilancio» che – per esempio Tremonti prima, Monti ora – ci stanno facendo pagare a caro prezzo.
Basterebbe questo a preoccuparci, ma è solo la prima parte del problema. Un «taglio» di quella portata sconvolgerebbe in un attimo il mercato dei «derivati» – prodotti finanziari che solo in linea teorica hanno una «garanzia sottostante» (famosa quella dei mutui subprime) – che so- no in realtà un vero e proprio sistema monetario «ombra» creato e controllato da quelle stesse banche d’affari americane (Goldman Sachs
in testa) oggi sotto esame. Le ultime stime sulle dimensioni di questo mercato parlano di oltre 600mila miliardi di dollari, circa 10 volte il Pil mondiale del 2010 (60.600 miliardi). Al suo interno vigono regole «automatiche» di fuga verso istituzioni più sicure – come avviene anche per i fondi comuni di investimento – che si traducono in abbandono improvviso di certe posizioni. Ricordate il caso della banca Lehmann Brothers, nel 2008? Scomparve praticamente dal giorno alla mattina, aprendo la porta alla più grave recessione del dopoguerra.
Bene. Come reagiscono gli «investitori» d’oltreoceano a questa situazione? Guardano l’Europa, natural- mente. E sperano che esploda prima)e invece) degli Stati uniti. MagazineMoney, per esempio, consiglia «stare alla larga dai Piigs» e «concentratevi invece sulle economie sane del Nord Europa». Perché «la crisi finanziaria europea è ben lontana dal- l’essere conclusa» (chi glielo dice ora a Monti?), e «la riduzione dei debiti sovrani potrebbe richiedere anni». Ai mercati, si sa, non piace aspettare...
I più esperti tra voi si staranno dicendo: «ma così la crisi è tornata al punto di partenza». Esatto. Ma nel frattempo sono state bruciate le «riserve» di grasso (l’equilibrio di bilancio degli stati che avevano un sistema di welfare); ora non c’è quasi più nulla, tranne forse in Germania, Francia, Olanda...
Tornano perciò come un incubo le frasi rassicuranti. Hank Paulson, ministro del Tesoro con Bush jr., accolse i primi segnali dai subprime con un «i problemi sembrano essere contenuti». Ben Bernanke, presidente della Fed, un attimo prima del botto dell’agosto 2007, disse «non vediamo pesanti conseguenze per le banche». Due mesi dopo le banche non si prestavano più soldi fra loro, figuriamoci alla clientela normale. Ma qualcosa, da allora, in effetti è cambiato. Al posto dei sub- prime ora ci sono i «debiti sovrani». La nostra vita, insomma.
mercoledì 21 marzo 2012
PERCHE' L'ART. 18 DEVE RIMANERE UN TABU'

martedì 28 febbraio 2012
IDIOTI IN RADIO

Ieri sera, come tutte le sere in cui prima di cena io e la mia compagna andiamo a fare la spesa e prendiamo la macchina, la costringo e mi costringo (mi piace farmi del male) ad ascoltare "La zanzara" su Radio 24 condotto da Giuseppe Cruciani, noto cerchiobottista (dice lui, ma in realtà un borghesuccio reazionario, poco preparato e poco intelligente).
martedì 21 febbraio 2012
BRUTTE NUOVE

giovedì 17 novembre 2011
FINE DELLA SOVRANITA' POPOLARE

Il golpe è fatto.
domenica 13 novembre 2011
LA RESISTENZA INIZIA OGGI

Si è dimesso. L'anomalia italiana è finita.
Berlusconi l'imprenditore "fatto da se'", ma aiutato da tutti, alle 21.41 ha rimesso il mandato nelle mani di quel Presidente della Repubblica che ha fatto di tutto per aiutarlo, fino al momento in cui le pressioni d'oltreoceano si sono fatte troppo pesanti anche per lui e l'hanno costretto ad andarsene.
Gli episodi, a partire dalla presentazione della mozione di sfiducia, posticipata di un mese nel 2010 ad oggi, se messi insieme danno il quadro completo.
Napolitano ha tentato fino all'ultimo di far fare al centro destra guidato dal cav, quelle riforme liberali che gli Stati Uniti, nelle persone di Merkel e Sarkozy in primis, hanno dettato e che invece non è riuscito a fare. Si sa, le ricette più indigeste nei Paesi più avanzati di solito le fanno i progressisti, loro riescono sempre a farle digerire al proprio elettorato, se le fa la destra i cittadini protestano, scioperano, manifestano. Se le fa la sinistra (riformista) il popolino sta zitto.
Con questa cornice il quadro è presto dipinto.
I liberali mondiali che governano la grande finanza stanno scalando gli Stati democratici.
Dopo le prove generali fatte in Grecia, l'attacco, riuscito, è stato portato all'Italia, settimo paese industriale del mondo. La democrazia sostituita dalla finanza, l'economia sta vincendo sulla politica anche nell'amministrazione degli Stati. La cosa è più grave di quanto si pensi. Se la BCE, il FMI, Goldman Sachs sono riusciti ad imporre all'Italia non solo le ricette ma anche il cuoco, complice è vero un ventennio politico folle, dove lo strapotere economico-mediatico di una persona ha stravolto tutte le regole, le cose si fanno davvero preoccupanti.
Draghi alla BCE e Monti presidente del consiglio, sono i simboli di quel liberismo che creerà nel prossimo futuro quella lotta di classe che negli ultimi anni è andata persa e che tornerà prepotentemente d'attualità. L'opposizione che dovremo fare a questo nuovo corso iniziato con la fine di Berlusconi, dovrà essere più incisiva di quella fatta fino ad ora. Fondamentalmente il brianzolo aveva 2 cose chiare in mente da fare grazie al potere politico, salvare se stesso e salvare le sue aziende (cose per altro riuscite egregiamente), fregandosene altamente di quello che accadeva ai suoi concittadini. Nella sua visione, l'Italia era la sua azienda e lui da dominus ha fatto quel cazzo che ha voluto, non badando minimamente all'agenda che doveva portare a termine. Anzi, i suoi comportamenti, quasi sempre al di fuori di ogni decenza, hanno rafforzato l'opposizione (inconsapevole) nei suoi confronti, tanto da non permettergli di portare a termine nemmeno un punto della tanto sbandierata "rivoluzione liberale", nemmeno il "minimo sindacale", ovvero permettere ai padroni di licenziare, chi, come e quando vogliono.
Ora siamo sicuri che i punti verranno pian piano portati a termine, a meno che gli italiani si rendano conto di quello che sta per accadere, cosa di cui dubito fortemente.
Quindi la resistenza dovrà partire da qui. Da oggi stesso. Non è un giorno di festa perché il tanto odiato nano di Arcore è stato (forse) definitivamente allontanato dalla politica, è un giorno di festa perché da oggi inizia quella che potrebbe essere la battaglia decisiva per l'Italia, l'Europa, il mondo.