...via co' sti motorini, vvvia!!!

venerdì 19 settembre 2008

DI CHI E' LA COLPA?





Ma insomma, come sono finite le cose in Alitalia?
Fallisce? Non fallisce? È fallita? E di chi è la colpa? Del vecchio governo? Di quello nuovo? Di amministratori vecchi e nuovi? Dei dipendenti? Dei sindacati? Proviamo a fare chiarezza, anche se non è affatto facile.
L’Alitalia, da anni tutti lo sanno e parecchi lo dicono pure, è una società in bancarotta. L’ultimo a doversi tenere la palla avvelenata è Berlusconi. Solo pochi mesi fa era Prodi, quindi ora partiamo da lui, che è colui dal quale tutto sembra iniziare, (in realtà parte da molto, ma molto tempo prima), ma partiamo dall’ex Presidente del Consiglio, è più comodo e si capisce prima. Allora, Prodi. Prodi prova a passare il “pacco” Alitalia ad una vendita (chiamiamola pure svendita, magari si poteva far meglio), comunque sia trova Airfrance, che, con condizioni ovviamente vantaggiose per lei (ricordiamo che Alitalia è in bancarotta da tempo, sommersa dai debiti, quindi il compratore per prendersi una società non sana chiede naturalmente dei vantaggi), decide di prendersela con tutti i debiti. Berlusconi non condivide questa scelta. Non si capisce perché (o si capisce bene, dipende da come la si vuol vedere), ma non vuole la Air france in Italia. Monta scuse, italianità, cordata italiana, troppi licenziamenti, ecc… ecc… ecc...
Ci si mettono pure i sindacati, che non accettano in toto il piano di Spinetta (l’amministratore delegato di Air France) ma sostengono che si poteva trattare. Intanto ci avviciniamo alle elezioni e Berlusconi tuona in campagna elettorale: “dopo le elezioni Air france scapperà, lo sanno che al nuovo premier non piace”. Puntualmente vince le elezioni e Air france sparisce. Va detto anche che nel 2001 il piano Alitalia-AirFrance-KLM di fusione avrebbe rilevato la società lasciando il 35% ad alitalia, ma il nano disse NO e il piano andò a monte. Arriviamo velocemente a ieri. Attraverso debiti, prestiti ponte e bugie da tutti i fronti. Cosa è successo ieri? La Cai, che sembra il verso dei poveri cani quando piangono, ha ritirato l’offerta. L’offerta, lo ricordiamo per i più distratti, era di prendersi la good company (quella senza debiti) e lasciare al popolo la bad company (i debiti), per poter guadagnare meglio alle spalle di quelli che nel frattempo gli pagano i debiti. Tutto questo a due soldi. Ricordiamo altresì che l’offerta (migliorabile) di Air france era di prendersi tutto, anche i debiti, e l’avrebbero comprata, cioè davano più soldi allo Stato di quanto hanno proposto questi 18 “pezzenti” italiani. In tutto questo i sindacati che c’entrano? I sindacati, per bocca di Berlusconi “ è tutta colpa della CGIL”, hanno fatto la loro parte. I confederati, ovvero CGIL, CISL, UIL, e quello della Pollastrini (quella che presenzia spesso a “Ballarò”) l’UGL (che è quello di destra, per chi non ha in mente le sigle) erano d’accordo. La CGIL fino all’ultimo ha tentennato. Non era d’accordo, ma per motivi “politici” doveva firmarlo, ha temporeggiato fino all’ultimo e alla fine cosa ha fatto? Ha detto che avrebbe firmato. Per voce del suo rappresentante massimo, Epifani, nella giornata di ieri ha detto che avrebbe firmato il contratto che proponevano gli imprenditori. Allora perché gli imprenditori sono scappati lo stesso? Perché CGIL, CISL, UIL e la Pollastrini (la chiamo così perché la sigla non me la ricordo mai..ah sì l’UGL) NON hanno la maggioranza dei lavoratori tesserati. Sono in minoranza. Il 60% dei lavoratori che hanno una tessera sindacale stanno con gli autonomi. E gli autonomi hanno detto no alla proposta della cordata italiana. Quindi i lavoratori, o meglio la maggioranza dei lavoratori tesserati con i sindacati, hanno rifiutato e hanno vinto la battaglia anche senza l’appoggio delle 4 single più famose, ma che in questo particolare campo (il trasporto aereo) non hanno voce in capitolo. Quindi hanno vinto i LAVORATORI di Alitalia e, se chi ci lavora ha deciso che devono fallire, perché cosi è meglio per tutti, che fallisca Alitalia. I motivi sono su tutti i giornali di oggi. Basta leggerle, le notizie.

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