...via co' sti motorini, vvvia!!!

giovedì 22 novembre 2007

AVANTI SAVOIA


Martedì "Ballarò" su raitre ha dato questa notizia: Vittorio Emanuele di Savoia (omicida, adescatore, sfruttatore della prostituzione ma, nella sua testa, RE) e quel bamboccio del figlio Emanuele Filiberto, (je menerei dalla mattina alla sera) hanno formalmente richiesto allo Stato Italiano il risarcimento di 260 milioni di euro (più gli interessi) e la restituzione dei beni confiscati alla famiglia reale dopo la nascita della Repubblica Italiana. A parte il fatto che, proprio perché questa è una Repubblica, (anche se di banane) qualunque re del cazzo accampi diritti è un pazzo, ma in questo caso siamo nel campo della schizofrenia più totale. Partiamo dalla motivazione principale data dai legali dell'omicida re, (va infatti ricordato a tutti che questo signore ha ucciso un ragazzo e non gli è stato fatto nulla) : "i danni morali dovuti alla violazione dei diritti fondamentali dell’uomo stabiliti dalla Convenzione Europea per i 54 anni di esilio dei Savoia sanciti dalla Costituzione Italiana". L'assurdo sta proprio qui. Se la Costituzione Italiana (per quanto ne so è ancora in vigore nonostante tutti la vogliono cambiare), sancisce che tutti i savoia non devono calcare l'italico suolo. Che cazzo stanno a fare qui? E perché si permettono addirittura di vantare crediti e possedimenti qui? L'errore è stato fatto dandogli il permesso di tornare, siamo civili e moderni solo e sempre con le cazzate, in altri paesi re e dittatori vengono messi a morte (per carità non sia mai, la pena di morte no), ma forzare la costituzione per farli tornare, (prima di rientrare in italia proprio l'ex re disse che non avrebbe preteso nulla, gli sarebbe bastato anche un camper, parole sue) e poi sentirsi chiedere i danni per l'esilio sembra francamente troppo. Gradiremmo invece, dallo stato italiano, di chieder conto di quello che hanno fatto loro, se non prima della repubblica (cosa che io farei dopo questi fatti), almeno quello che hanno combinato penalmente una volta tornati in Italia, che è (speriamo ancora per molto) una Repubblica.

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